Farinello

Il Farinello ottimo sostituto dello spinacio coltivato

Chenopodium album L.

Famiglia: Chenopodiacee

Nome volgare: Farinaccio, farinello, entrambi riferiti alla pruina color bianco presente sul retro della foglia

Etimologia: Il nome del genere ha il significato di “piede d’oca”, con vago riferimento alla forma romboidale delle foglie, mentre album fa riferimento alla sostanza bianca presente sulla pagina inferiore delle foglie.

Habitat: Pianta infestante, tipica dei ruderi dei riporti, dei prati incolti e aridi e dei margini delle strade. Presente ovunque, dal piano all’alta collina.

Descrizione: La pianta è alta oltre il metro, con radice fittonante, ha fusto per lo più eretto, angoloso e ramificato, e foglie romboidali alterne (lanceolate quelle apicali), leggermente dentate, quasi bianche da giovani sulla pagina inferiore per via della presenza di una pruina bianca

Proprietà:  Nella medicina popolare per il suo contenuto di ferro, vitamina A, B, C, veniva usata come antiflogistica, lassativa, antireumatica e antielmintica. Viene usata anche per problemi dentali, contro le punture di insetti e le scottature. I semi contengono Lisina, precursore di una vitamina come la Niacina, essenziale per l’organismo umano che non è in grado di sintetizzarla. Dai giovani germogli si ottiene un colorante verde, mentre dalle radici si possono ricavare saponi.

La pianta era conosciuta fin dai tempi preistorici, infatti i suoi semi sono stati rinvenuti sia in Europa: Danimarca (uomo di Tollund), Svizzera, Spagna e nelle Isole Ebridi, che in Messico e negli Stati Uniti, dove i semi venivano mescolati a farine ed entravano a comporre pani o poltiglie. Ancora oggi gli indiani del Nordamerica usano i semi a scopo alimentare. Si ritiene che in passato fosse anche coltivata in Europa, oggi nelle coltivazioni è stata sostituita dagli spinaci. Oggi viene considerata infestante di coltivazioni di patate, cereali e ortaggi.

Uso in cucina: Si possono utilizzare le foglie più tenere e i giovani getti, come l’altra chenopodiacea più conosciuta: il Chenopodium bonus-henricus. Il suo sapore è decisamente preferibile a quello degli spinaci. Le parti tenere possono essere lessate (meglio cotte a vapore per pochi minuti) e poi saltate in padella con olio, aglio e peperoncino. Possono essere usate anche per fare ottimi risotti o come ripieno di torte e ravioli. Viene usata anche per colorare paste fresche. La pianta per il suo contenuto di acido ossalico, specie se cresce in campi coltivati ricchi di nitrati o di azoto, va usata in piccole quantità, soprattutto cotta, perché la cottura riduce di molto l’acido ossalico.