Il Rapunzolo ortaggio dei poveri e non solo

Quando l’inverno sta per cedere il passo alla bella stagione, molti di noi provano spesso un forte desiderio di uscire all’aperto alla ricerca delle buone erbe selvatiche che crescono un po’ ovunque, nei terreni incolti, nei prati, nei campi e ai margini dei boschi. Queste piantine si  dimostrano assai preziose per la nostra salute, soprattutto nel periodo in cui l’organismo deve liberarsi delle tossine accumulate durante i mesi freddi. Fra le più ricercate in Umbria, vi è il raperonzolo (o raponzolo), un ortaggio selvatico commestibile che, dopo aver messo a disposizione del contadino le sue foglie e i suoi fiori, gli regala generosamente anche la sua radice. Proprio per questo  motivo, in alcune regioni poco fertili, esso è chiamato anche “ortaggio dei poveri”. Un tempo questa pianta era molto ricercata anche per usi medicinali: essendo dotata di proprietà antisettiche e antinfiammatorie, la si usava soprattutto in decotto per gargarismi contro l’angina. Oggi il  raperonzolo è caduto in disuso come pianta medicinale, ma è invece ancora apprezzato come ortaggio, tanto più che lo si può coltivare benissimo anche nel proprio orto.
Il raperonzolo nome scientifico: (Campanula rapunculus), pianta erbacea annua o biennale appartenente alla famiglia delle Campanulacee, è una delle moltissime specie del genere Campanula presenti nella nostra flora spontanea. I suoi fiori, dalla corolla blu o lilla a forma di campanella, hanno suggerito il nome del genere che deriva dal latino e significa piccola campana.

Il nome rapunculus (dal latino rapa) è derivato, invece, dall’uso culinario che si è sempre fatto della sua radice. Cresce un po’ ovunque in tutta la Penisola, nei boschi, lungo le siepi, nelle zone erbose, dalla pianura alla montagna fino a 1500 metri d’altitudine, ad eccezione della Sicilia e  della Sardegna. Il fusto, alto anche più di un metro, è peloso, esile ed eretto; le foglie sono strette, sessili, allungate e leggermente ondulate; i  fiori sono raccolti in pannocchie rade, allungate e strette ed hanno la corolla divisa fino a un terzo della sua lunghezza. La fioritura ha luogo nella tarda primavera. Il raperonzolo si distingue dalle altre Campanule per la sua radice a fittone, bianca, grossa e carnosa, tanto da  rassomigliare a una rapa. Essendo una pianta biennale, sviluppa nel primo anno solo una rosetta di foglie basali aderenti al terreno, al secondo anno emette anche i fiori. In alcune regioni italiane il raperonzolo rientra fra le specie protette ed è perciò vietata la sua raccolta; tuttavia, è   sempre possibile seminarlo nell’orto, dopo aver lavorato in profondità il terreno che dovrà essere piuttosto fresco, fertile e non troppo  soleggiato.
Come coltivarlo:
I semi, reperibili presso i negozi  specializzati; sono piccolissimi ed è perciò opportuno mescolarli a sabbia fine per evitare che cadano troppo fitti e che le piantine non crescano abbastanza distanti l’una dall’altra; si dovrà fare attenzione, inoltre, a coprirli con pochissimo terriccio fine dopo averli posti in piccoli solchi appena segnati, distanti circa 25 centimetri. La semina può essere fatta in molti mesi dell’anno; se eseguita in marzo o aprile, si avrà lo sviluppo completo solo in settembre; seminando, invece, a maggio-giugno, si avrà la possibilità di raccogliere dal tardo autunno fino a tutta la primavera successiva.
Raccolta e consumo:
Le prime ad essere raccolte  sono le rosette basali delle foglie con le radici sottili, che si mangiano crude in insalata; sul finire dell’inverno si raccoglieranno, invece, le radici ormai ingrossate che si consumeranno cotte, da sole o assieme alle foglie, e condite come tutte le altre radici. Il sapore dolciastro e gradevole di queste ultime è dovuto al fatto che le riserve, come in genere in tutte le Campanulacee, sono costituite da  inulina anziché da amido. Quando poi appariranno, si potranno gustare anche i fiori. Queste graziose campanelle si possono includere  nell’elenco dei fiori commestibili che, con le loro variopinte corolle, rendono gradevoli alla vista le “misticanze” (mescolanze di insalate di  piante selvatiche) esaltandone anche il sapore. Le parti aeree della pianta hanno un sapore un po’ amarognolo a causa delle sostanze resinose in esse contenute che impartiscono all’insalata un profumo delicato, quasi di bosco. Tali sostanze, anche se poco studiate, giustificano tuttavia
l’uso che delle foglie e dei fiori si è sempre fatto, nella medicina popolare, per preparare collutori nelle infiammazioni dal cavo orale e della
gola. L’ortaggio è anche molto ricco di vitamina C, oltre a possedere, come tutti gli ortaggi selvatici, abbondanza di fibre, proteine, sali minerali ecc. Essendo gradevole e gustoso merita sicuramente di essere coltivato e… assaggiato.